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Personality Disorder Test Results
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Democrazia è una bacchetta magica. E’ un pezzo di plastica liscio lungo e stretto tutto glitterato che si impugna facilmente se hai delle mani curate e lo smalto rosso sulle unghie. A una estremità della bacchetta c’è una stellina che brilla e che è pronta a fare mille milioni di magie. Democrazia è una bacchetta magica che trasforma il brutto in bello. I paesaggi grigi e stanchi diventano prati fioriti con alberi di ciliegia e sentieri battuti. Le brutte fabbriche e i tristi palazzoni di periferia cambiano colore e hanno stanze luminose con vetri trasparenti puliti da ogni eventuale fastidioso alone di una qualche pioggia passata.
La democrazia oggi è appesa al collo con la kefiah di uno studente di liceo a cui piacerebbe fare le rivoluzioni e si vanta di avere le scarpe che costan poco (peccato che suo padre faccia l’ingegnere e tra poco gli pagherà la casa quando andrà all’università). Sicuramente non vorrà rimanere in Italia a studiare, dice, perché con questa riforma l’università sarà una merda. Nella democrazia si rifugiano i lamentevoli, ovvero quei curiosi personaggi senza talento che vorrebbero fare i lavori di un certo livello ma che preferiscono nascondersi dietro alti muri chiamati “questo sistema fa schifo e io non ci voglio stare”. Fatalità: ci stanno. Lamentandosi pure.
Che palle (ma vattene).
La democrazia sta nella crisi dei valori, sta nei servizietti che si devono fare per accaparrarsi un posto alle europee. Sta nella bocca di una Loredana Lecciso che ha il patentino da giornalista, nelle poesie d’amore di Emilio Fede Poeta Laureato e sotto ai baffi di Maurizio Costanzo quando presenta(va) esilaranti siparietti comici con Elisabetta Gregoraci.
Democrazia sta nei manganelli facili dei poliziotti americani (e non solo) quando c’è un negro da picchiare, ma anche nelle battute azzeccate dell’allora Primo Ministro Tony Blair quando un giovane si alzò in piedi per contestarlo a pieni polmoni:
- Caro mio, ringrazia di essere in un Paese democratico dove puoi esprimere queste tue opinioni, altrimenti avresti già fatto una brutta fine!-
Gli studenti di oggi fanno le manifestazioni perché sanno di avere il culo al caldo. Si caricano di panini e coca cola fresca, raccolgono le trecce rasta, mettono le felpe col cappuccio e le all star che fanno tanto ragazzo povero perché si distruggono in sei giorni e ti premettono così di fare il grunge senza dover aspettare troppo. Hanno i capelli rasta
Oggi invece m'è capitato di guardare per un numero imprecisato di volte il video di una ragazza uccisa da un proiettile nella pancia mentre manifestava contro i brogli elettorali in Iran. Infinite volte. Morbosa allargavo l’immagine, mi dannavo perché non era mai abbastanza nitida, mi mettevo le mani sulla testa, alcune volte coprivo gli occhi.
Quella ragazza si chiamava Neda Agha Soltan, e aveva la mia età.
L’aiutano ad appoggiarsi a terra. Gli occhi di lei si girano. Una riga di sangue le esce abbondante dalla bocca, un secondo dopo il naso getta a sua volta. Urla disperate e strazianti di donne e uomini che hanno tutto davanti agli occhi. La chiazza di sangue si allarga sotto la sua testa. Il video si ferma.
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Democrazia è una parola che sciacqua la bocca dei facente parte del Consiglio dei Guardiani: se la bevono, ci si strofinano i denti e la sputano addosso alla gente sotto forma di pallottole. Rinfresca l’alito e la gente di fronte potrebbe essere più disponibile al dialogo. Te la porgono come una costata di manzo alta due dita appoggiata su una grande foglia di insalata con uno spicchio di limone a lato ed è condita con il sangue dei martiri. Quali siano i martiri, non ci è dato sapere. C’è chi giurerebbe siano i morti in nome della libertà e della democrazia, c’è chi afferma siano (come del resto dovrebbero essere) i morti per la Patria. E se la Patria è asfissiante e repressiva, questo a noi importa ben poco.
In Iran la democrazia è un bel vestito rosa aderente indossato da una vecchia acida, rugosa e con le macchie sulla pelle. Noi invece quel vestito non lo sappiamo nemmeno riempire. Moreover, mi sa che il rosa un po' ci sbatte.
Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto.
Walt Whitman, Prospettive Democratiche (wikipedia;)
Il mio incubo alle medie era lo stesso che aveva Mercoledì Addams quando era in campeggio al campo Chippewa: trovarmi da sola in una stanza e avere come unico sostegno un poster di Michael Jackson appoggiato su un'improbabile globo terrestre e sotto la scritta HEAL THE WORLD a caratteri cubitali.
Appurato che sono fondamentalmente una ragazza molto immatura, sono sicura che quell’immagine ancora veleggi gaia e spensierata nel mio subconscio, e che riesca addirittura ogni tanto in tilt il mio sistema simpatico.
Di contro, avrei tanto voluto girare il mondo come faceva lui in Black and White, semplicemente ballando come una tarantolata e facendo scuotere i miei riccioli neri imbrillantinati di un qualche olio per capelli inedefinibilmente trash.
Per non dire che il naso, a Neverland, qualche volta ce l’avrei voluto ficcare, per giocare insieme a tutti gli altri bei bambini con cui Michael divideva il letto. Peccato che facesse entrare solo celebrities del rango di Macaulay Culkin il quale, chissà perché, è diventato nel tempo null’altro se non un illustre celeb-tossico.
Mah.
Questa notte mi è stato comunicato che Michael Jackson è morto. Io ho ridacchiato. E’ una bufala e tu ci credi!
La verità è che a forza di urlare al lupo! al lupo!, lui era entrato a pieno titolo in quell’area del mio cervello che si chiama “Convinzione che questa persona sia immortale”. C’è un nutrito gruppo di persone che sono ufficialmente morte ma della cui scomparsa fatico non poco a farmi una ragione. Per esempio Karol Woytila non riesco a ricordarmelo vecchio e morente: nella mia testa io ancora lo sto prendendo in giro perché scende le piste innevate con gli sci del vaticano e ancora sghignazzo per la sua cadenza polaccoide. Lo stesso vale per Alberto Sordi o anche Silvio Berlusconi. Ah, lo so che the big papi, che tutto concede o tutto toglie, non è ancora morto, ma in quell’area del mio cervello mio c’è un bel posticino caldo per lui. Berlusca è immortale, vel dico io...
Da qualche anno, diciamo da una buona decina d’anni, sentivo scommettere sulla morte dei grandi nomi. Secondo te quest’anno muore prima Elton John o Michael Jackson? Michael Jackson o il papa? Elton John o Gaspare e Zuzzurro? Alla fine allora non moriva mai nessuno ma com'era prevedibile è stato Karol a far mangiare la polvere a tutti gli altri.
E’ una bufala e tu ci credi! E mi sono addormentata.
Alle 6.15 mi sveglio dal vibro del cellulare. Un sms recita: Martiz, è morto Michael Jackson. Io sono quasi sconvolta. Il quasi è la chiave di tutti i mali di Michael Jackson! Sembra meritare tutto, ma non TUTTA la nostra compassione.
Quando aveva 40 anni gli piaceva passare il tempo coi suoi coetanei. Peccato che nella sua testa, i suddetti coetanei non avessero più di dodici anni. Ahi, ahi! Fossi stata la madre di uno dei frequentatori di Neverland e avessi saputo quel che succedeva lì dentro, io quello lo avrei ammazzato a mani nude fino a sentire le sue ossa spezzarsi dentro la pelle. Quando entrava in qualche negozio poteva anche stoppare l’attività intera di un quartiere. Come se si parlasse di caramelle, lui entrava, non parlava con nessuno, indicava quel che voleva e usciva.
S’è detto tutto di lui e della sua ossessione: diventare bianco. Le leggende metropolitane lo vedevano passare notti intere rinchiuso nelle celle frigorifere, sottoporsi a insensati trattamenti per cambiare la pigmentazione della pelle, per cosa? Per non essere mai soddisfatto, come di quel naso che si sarà fatto martellare una trentina di volte. Per diventare bianco pallido e cadaverico, non giallo, non rosa chiaro: Casper il fantasmino. Bianco. E per dividere il bianco della pelle dal bianco del bulbo oculare e non sembrare un alieno era costretto a truccarsi gli occhi, per ricordarsi dove doveva grattarsi, in caso di forte prurito. Era diventato così bianco che i suoi figli nemmeno sembrano figli di un nero. Li ha voluti generare bianchi, chissà di chi era il seme...
Su di lui si sono scatenate le più matte teorie freudiane. Alla fine fu Janet a parlare: nostro padre ci picchiava sempre. Questo sicuramente basta per distruggere la psiche fragile di un bambino. Per questo Michael non si accettava mai com’era, per questo amava i bambini. Ma non si sa fino a che punto li amasse.. secondo i giudici del processo sulla sua presunta pedofilia, li amava il "giusto".
Non cammina! Ma che ha? Il diabete! Gli stanno amputando i piedi!
La mascherina! Ma no ha la fobia dei germi!
Mio dio ma è vero che ha un tumore alla pelle?
Ci ha fregati tutti. E’ morto per un semplice attacco cardiopolmonare. Touchè!
E’ vero che, considerato il soggetto, una morte così prematura potevamo anche metterla in conto.
Ad ogni modo lì nella mia zona franca del cervello lui è lì, vivo, vegeto e nero come la pece. Sta giocando a rubamazzo con Karol.
Per dovere di cronaca:
sta vincendo Karol…
e ancora, per la cronaca, questa era la mia preferita.